mercoledì 20 marzo 2013


                            
Va…Francesco
RIPARA LA MIA CASA

di Gilberto Regolo
(Francescano Secolare )

IL 13 marzo nell’anno di grazia 2013, mentre il sole tramonta sul cielo di Roma, ecco la bianca fumata che annuncia Urbi et Orbi la scelta del 166° Pontefice di Santa Romana chiesa nella persona di Jorge Mario Bergoglio con il nome di Francesco, osando per la prima volta il nome di quel giovane menestrello della piccola Assisi, che in pieno medioevo diventa follemente innamorato di Gesù, turbando i sogni del ricco Bernardone con quelli di Papa Innocenzo III  seduto come un re sulla cattedra di Pietro. Dopo circa ottocento anni, lo spirito del poverello d’Assisi riesplode come un uragano d’amore dalla viscere di Dio per risvegliare la chiesa e il mondo contemporaneo. Un mondo specie occidentale coinvolto da una grave crisi morale e soggiogato dal Bue di Apis di biblica memoria. Il nuovo Pontefice d’origine italiana venuto dalla lontana Argentina è come un messaggero di Speranza, di pace e di resurrezione. Di fronte ai milioni di spettatori sparsi nei cinque continenti, il suo primo contatto dal balcone di S. Pietro, è rivolto al popolo di Roma, per indicare un comune cammino tra chiesa e popolo di Dio, invocando dai  fedeli la preghiera  al Padre Nostro per il suo nuovo ministero.
Il suo programma si rivela semplice come quello di Francesco: 1) Amare La Croce per amare Cristo 2) Amare… dove “l’Amore non è amato” 3) Amare il creato compromesso dall’avidità degli uomini, chiamando fratelli e sorelle, il Sole, le stelle, la luna e l’ acqua pura come recita il “Cantico” delle creature. Dai primi passi in S. Pietro egli  ignora le carte della burocrazia, si reca per pagare l’albergo che lo aveva ospitato nei giorni del Conclave, rifiutando ogni scorta per la sua incolumità. La sua semplicità sconvolge tutti; non si serve di auto, preferisce camminare tra la gente usando trasporti pubblici, così come ha fatto  da Cardinale nel grande caos di una città di otto milioni di residenti a Buonos Aires, in quei luoghi malsani di periferia dove lo si vedeva spesso assistere i malati di aids e i poveri delle favelas. Nell’Omelia della prima Messa celebrata nella Cappella Sistina, si rivolge ai Vescovi chiamandoli non più reverendissimi ma fratelli, per abbracciare la collegialità delle decisioni della Curia Romana così tanto discussa, ascoltando tutte le voci anche quelle contrarie. S’inugura così una nuova Chiesa rinnovata capace di aprire le porte a Cristo, ai poveri e ai sofferenti, valorizzando al meglio il ruolo dei laici specie con il sacerdozio comune, così come annunciato nella Lumen gentium del Vaticano II. Anche le donne devono avere un ruolo di primo piano fino agli alti livelli amministrativi e caritativi; ma, non si tratta di concedergli il sacerdozio, perché Maria la Donna è Madre di Gesù, con un ruolo ben più nobile come quello di essere protettrice degli Apostoli.
Il programma della prima settimana è fitto di significativi incontri: la visita alla Madonna di S. Maria Maggiore, l’incontro con seimila giornalisti dei cinque continenti, la Messa nella  cappella di S. Anna, la prima recita dell’ Angelus, la festa dell’intronazione in piazza S. Pietro nel giorno di S. Giuseppe , alla presenza di 1 milione di fedeli, di 132 nazioni con i rappresentanti di tutte le religioni mondiali, dai fratelli ortodossi ai musulmani ed ebrei, in nome dell’ecumenismo. Un ritmo di vita pulsante d’amore, preludio di un fecondo pontificato nel mondo che parte dal cuore di Roma.
Sono  tanti a chiedersi perché un Gesuita seguace di S. Ignazio di Loyiola, che per la prima volta viene proclamato successore di Pietro, si sente attratto dallo spirito del serafico Francesco. In questo interrogativo c’è già la risposta dello Spirito Santo che nonostante i rinnegamenti di Pietro e le persecuzioni ai cristiani da parte di Paolo da Tarso, guida da secoli la barca di Pietro. La povertà evangelica, l’amore verso Dio e il prossimo, la rinuncia ad ogni forma di potere sono particolarmente presenti tra i Gesuiti e in quella di Francesco che rinunciò persino al sacerdozio rimanendo umile frate. I Santi superano gli steccati quando più si avvicinano a Cristo povero e crocifisso. L’ansia del potere, del successo, della spettacolarizzazione che coinvolse la chiesa e la politica dei tempi di Francesco, è per molti versi paragonabile alla grave crisi morale, politica e religiosa in cui versa oggi l’intero occidente e la curia romana con la stessa chiesa particolare, minacciate oggi dall’ateismo, dal relativismo, dal materialismo e dal carrierismo. Di qui l’intervento personale di Dio capace di scrivere dritto sulle righe storte degli uomini. La presenza di Bergoglio che viene pescato “dalla fine del mondo” è il nuovo Segno dei Tempi. Non a caso Papa Benedetto XVI  si fa da parte non per rifiutare la Croce, ma per spianare la strada sulle spalle più robuste del suo successore. Del resto Gesù il Nazareno, fu il primo ad essere aiutato per portare la croce sul Golgota. Qui le  parti s’invertono: nel conclave del 2005, il Vescovo di Buenos Aires tra i più suffragati, lascia la croce a Benedetto XVI; dopo otto anni, è Benedetto che lascia la croce a Francesco I° : una staffetta per giungere insieme al traguardo di Dio!
      

Li. 19  marzo 2013 

sabato 26 febbraio 2011

Professione dei voti di castità, obbedienza e carità nella Chiesa di S. Antonio di Foggia-




Nell’epoca
del Web, della profanazione e del relativismo etico
FRANCESCO…VA’

A Foggia nella Chiesa di S. Antonio da Padova, condotta con spirito evangelico dai padri Luigi, Miki e Paolino, il 9 maggio u.s, alla presenza del molto Rev. Ministro Provinciale frà Piero Carfagna, di 50 Padri e frati minori conventuali della Provincia di S. Michele di Puglia e Molise e di centinaia di fedeli, nella solenne cornice della celebrazione eucaristica, si è svolta, la Professione Perpetua dei voti di povertà, obbedienza e castità di tre giovanissimi frati: Francesco Maria D’Aloia, Antonio Leone Narici, Amedeo Francesco Ricco. Sotto la spiovente copertura del tempio francescano a forma di tenda, tra preghiere e canti di gioia, si è ripetuto così il secolare Appello della professione di fede pronunciato da Francesco e Chiara d’Assisi, rivolto ai nuovi probandi dal Ministro Provinciale: fratelli, che cosa chiedete a Dio e alla Santa Chiesa ?...la risposta degli aspiranti non si è fatta attendere: chiediamo di seguire le orme di nostro Signore Gesù Cristo per professare fino alla morte la vita e la regola dei Frati Minori con la professione perpetua di perfetta castità, obbedienza e povertà a favore dei poveri, dei malati,dei perseguitati, delle vittime innocenti…e dei tanti smarriti di cuore che popolano le strade della nostra diocesi e del mondo.

La domanda sorge spontanea: è concepibile che nell’epoca della cibernetica, del web, del consumismo, della religione fai da te, del sesso sfrenato, delle escort, del gioco allo stupro, dell’aborto usa e getta, dei figli in provetta, del divorzio facile, della famiglia trasformata in una società ad irresponsabilità illimitata, della corsa alla politica come all’albero della cuccagna, sopravvivano uomini e donne che giurano di rispettare la castità, l’obbedienza e la carità? Inganno o perenne miracolo d’Amore di un Dio che si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi, non per giudicare ma per salvare? La risposta a questi perenni interrogativi, puntualizzati dal Ministro provinciale nel corso della sua dotta omelia, non si è fatta attendere. Questi tre giovani come la schiera di coloro che li hanno preceduti, egli ha detto, sono perfettamente sani e consapevoli della missione cui sono stati chiamati. Non per questo, la famiglia francescana formata dai tre ordini, dopo otto secoli di storia annovera tra le sue fila schiere di santi e beati/e laici, presbiteri e clarisse come Francesco, Chiara, Antonio, Bonaventura da Bagnoregio, Elisabetta d’ Ungheria, Duns Scoto, Margherita da Cortona, Francesco Fasani di Lucera, Giacomo da Bitetto, Pio da Pietrelcina. Ad imitazione del Cristo di Nazareth, terribilmente trafitto sulla croce, le stimmate di Padre Pio sono come la fotocopia di quelle di Francesco. Per tutti costoro, prediletti da Dio, la castità, l’obbedienza e la carità sono la traduzione pratica del Vangelo ad glossa per entrare nel Regno di Dio, secondo i rispettivi talenti. La castità è una beatitudine riservata ai puri di cuore (Mt.5,8,19,12)-(Salmo 45,15) e Mt.5,8,11 (…si sono fatti eunuchi in vista del regno dei cieli). L’obbedienza è dovuta a Dio e alla Chiesa (Gen.17,9,23)-(Mt. 15.3)- (2Mc, 7,30). La Carità è l’Amore traboccante di Dio verso gli uomini e degli uomini verso Dio che si realizza con le opere verso i fratelli bisognevoli (Gen.13,8) e verso i nemici (Mt.5,44) (chemerito avete se amate solo quelli che vi amano?) e (Lc.6,27,35) (…Amate i vostri nemici, pregate per i vostri calunniatori, grande sarà la vostra ricompensa)

Con questi fulgidi esempi che la Chiesa Apostolica ci dona da duemila anni, ci sono tutte le buone ragioni per credere che Dio ha tanto amato il mondo da mandare il suo unigenito figlio sulla terra e Francesco, l’Alter Christus, celebra il matrimonio con Madonna povertà, dichiarandosi ufficialmente non figlio di Bernardone ma “Figlio del Padre celeste”(Mt 10,32,33). La sua povertà non è disprezzo delle cose create né esaltazione della miseria che uccide tuttora milioni di persone. La figura del Santo non può essere neppure confusa come un rivoluzionario alla Che Guevara, o di certi oscuri profeti della teologia della liberazione del sud America, bocciata da Paolo VI con il suo Successore e condannata definitivamente da Benedetto XVI il 13 ottobre 2006 come “ teoria erronea e perniciosa, per aver eletto i poveri a luogo teologico, al posto della fede apostolica trasmessa dalla chiesa a tutti i popoli della terra.”. La povertà di Francesco si sposa con la carità cioè con l’Amore infinito di Cristo per tutte le sue creature, senza distinzione o odio di classe. Egli contempla in un unico afflato d’amore, il mistero dell’Incarnazione, il mistero della creazione e quello della povertà. Francesco legge la bellezza del mondo come una pagina della Bibbia per riconciliare l’uomo con se stesso e con il creato. Il Celano scrive che Egli penetrava il segreto delle creature vedendo in ogni agnello l’Agnello di Dio; e nel verme che lui evitava di schiacciare vedeva il “Cristo della Croce definito dal profeta appunto un Verme.

Non a caso, i cantori con tutta l’assemblea dei fedeli verso la fine della Messa, dopo il Cantico delle Creature, hanno intonato Dove c’è carità c’è amore, Un evento quello odierno, trascurato dai mass media della città di Foggia ad eccezione di questo quotidiano che ha riportato con dovizia di particolari un servizio completo della precedente manifestazione di fede, organizzata dalla Parrocchia di S. Antonio nella Tenda francescana svoltasi dal 5 al 9 ottobre 2010.

mercoledì 3 febbraio 2010

SANT’AGOSTINO TV ICONA DEL NOSTRO TEMPO


Domenica 3O gennaio e lunedì 1 febbraio 2010 Rai 1 ha fatto conoscere al grosso pubblico la fiction di S. Agostino messa in onda della Lux Vide di Ettore Bernabei, con la regia di Christian Duguay, molto apprezzata in anteprima da Benedetto XVI.

La figura del Santo, magistralmente interpretata da Alessandro Preziosi nel ruolo del giovane di Tagaste e Franco Neri nei panni dell’età avanzata di Agostino, può essere considerata un’icona del nostro tempo; un uomo che ha vissuto il relativismo, il materialismo e il manicheismo confuso della sua epoca molto simile alla nostra. Nato a Tagaste (Algeria) da una madre cattolica, la famosa S.Monica, si formò negli studi delle scuole classiche, vivendo gli anni della decadenza dell’Impero Romano (354-430), tra i tumulti delle invasioni “barbariche” dei Vandali di Genserico e schiere di affamati del sud e dal nord del mondo, come gli odierni nostri extracomunitari. Vivrà egli, tra ansia e disagio per la profonda crisi morale ed economica dopo gli splendori dorati della Roma pagana che lo porterà ad essere uno sbandato. Dopo una travolgente relazione amorosa con una giovane compagna sarà padre giovanissimo del figlio Adeodato (dono di Dio). Se si vuole allargare la conoscenza di questa grande pensatore, filosofo, teologo e scrittore, accorre andare al di là della fiction fermando l’attenzione sulla conoscenza di alcune sue opere che lo hanno reso famoso nel mondo. Tra la sua vita e le opere c’è una commistione tra questi due ambiti: a) peccato e santità (Le Confessioni e De Trinitate); b) Città dell’uomo e città di Dio (De Civitate Dei)-

Nelle “Mie Confessioni”, Agostino ha voluto trasmetterci tutta la nudità della sua anima peccatrice, manifestando il suo vecchio e nuovo io. Egli, dinanzi a Dio, confessa pubblicamente tutti i suoi errori, le deviazioni, i suoi idoli sbagliati; allo stesso modo come farebbero le migliaia di giovani sbandati di oggi, se toccati dalla Grazia, decidono di abbracciare Dio. La vita peccaminosa e lasciva di Agostino ci ricorda che “Cristo, l’AntiAdamo non è venuto per giudicare ma per salvare l’uomo dal peccato originale, riscattandolo con il Suo sangue. Aurelio Agostino ci racconta i primi istinti infantili quando per nutrirsi cercava la mammella della mamma tra la gioia e il pianto delle noie della sua carne ancor tenera. Un ragazzo capriccioso a volte prepotente e disobbediente persino a scuola (bullismo ante litteram ?) che faceva faticare non poco quella santa Monica di sua madre ben interpretata da Monica Guerritore. E il suo travaglio si accentuerà dopo i 16 anni, quando, favorito dall’ambiente libertino come quello dei nostri giorni., si porterà verso una vita senza più regole in una continua insaziabile ricerca di sensazioni peccaminose non escluso una rapina a danno di un povero. Da giovane, sfruttando le sue grandi capacità oratorie diventerà avvocato fino a confessare di essersi pentito di aver fatto assolvere un volgare assassino. Un esempio non molto seguito dai nostri giuristi. Se nei primi nove capitoli confessa tutte le sue colpe, nel decimo ci racconta non più il passato peccaminoso ma la sua sublime conversione che avverrà per Grazia di Dio ed intercessione della Madre con un scontro-incontro provvidenziale con S. Ambrogio, prima a Roma presso la Corte di Giustina Imperatrice, poi a Milano sempre con il Vescovo che lo battezzerà nel 387, dopo uno scontro degenerato in violenza tra Valentiniano e la Chiesa di Milano. In proposto così egli scrive: “ Voglio ricordare la superata mia cattiveria e le carnali correzioni dell’anima mia, non perché io le ami, ma affinché io ami te, mio Dio”. Qui si coglie la contraddizione tra peccato e santità, tra l’istinto della dissipazione e la forza della conversione che ci proviene dalla Grazia divina. Sulla scia dello spiritualismo platonico egli afferma che la Verità risiede nell’interiorità dell’uomo attraverso l’illuminazione. Una volta convertito, Agostino è ormai in grado di raggiungere i gradini più alti della fede e della sapienza; prima come Sacerdote poi, a furor di popolo, proclamato Vescovo di Ippona.(Algeria) “Grazia indebita di un Dio Padre e redentore così da sottrarre l’uomo dal peccato alla salvezza” Il Suo ravvedimento si eguaglia al nostro se si passa dalla ratio inferior alla ratio Superior intesa come contemplazione delle verità eterne ed immutabili. (Crede ut intelligas, intellege ut credas)

Quanto al secondo punto (ben sceneggiato nella seconda puntata della fiction) il Santo allarga la sua ispirata visione scrivendo, sulla base della sua tragica esperienza l’assedio dei Visigoti ad Ippona, “Il De civitate Dei” per mettere a confronto le due città: quella dell’uomo e quella eterna di Dio. Anche qui l’uomo, ieri come oggi, è chiamato a superare le antinomie tra Cielo e terra, tra le cose effimere e passeggere di quaggiù, con le cose eterne di lassù.

A chi dobbiamo credere a Dio o a Valentiniano ? E Agostino da oratore di Corte imperiale sceglie di essere “vox ecclesiae” per il trionfo di Dio. La sua Visione della storia che implica ineluttabilmente il Potere, è data da una concezione metafisica della società e del suo svolgersi. Tale svolgimento è caratterizzato dall’eterna lotta tra il bene ed il male, tra la città carnale imperniata sull’egoismo, sull’avidità del potere e la corruzione, e la Città ultraterrena imperniata sull’Amore di Dio-Padre. Alla Città di Dio appartengono i santi/e, beati/e, i costruttori di pace e chi obbedisce alle leggi di Mosè. Di contro fanno parte della “città degli Idoli”, gli apostoli dell’odio, del terrorismo, della violenza, delle guerre, di chi ama il potere e non il servizio, di chi si arricchisce indebitamente del denaro pubblico, dei fautori delle sette, dei maghi e cartomanti, dei pedofili, dei coltivatori e spacciatori di ogni tipo di droga, di chi enfatizza o ignora il trauma dell’aborto, dell’eutanasia, dello stupro. Il senso della storia è dato dal trionfo della “Civitas Dei” quando alla fine le due città saranno realmente sottoposte al Giudizio Universale.

Questo messaggio agostiniano è mai come ora vivo e attuale. S. Agostino è una Icona del nostro tempo, esempio per tutti gli smarriti di cuore coinvolti come siamo da mille idoli, da mille scandali, da mille contraddizioni. In ogni epoca c’è progresso quando cresce l’amore, l’onestà, la solidarietà. C’è regresso quando trionfa l’egoismo, la violenza, la corruzione, la sopraffazione e la menzogna. S. Agostino ci dice: “Se non vi amate perirete- L’amore è l’anima e l’anima non Muore”

martedì 8 dicembre 2009

IL PRIVILEGIO DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE


Quando Pio IX, l’8 dicembre 1854 proclamò il Dogma dell’Immacolata Concezione come verità rivelata da Dio, la Sua Bolla “Ineffabilis Deus” fece il giro del mondo tra stupore e perplessità. Ora agli occhi della Chiesa e del mondo questa verità più volte discussa nel passato e nel presente, non è più incerta. Essa fa parte dei dogmi della nostra fede, ove nella Bolla così si proclama: Il Dio ineffabile sin da principio e innanzi ai secoli, elesse e dispose all’Unigenito Suo Figlio una Madre, da cui fatto uomo, avesse egli a nascere nella felice pienezza dei tempi, e fra tutte le creature di tanto amore, predilesse Lei/…/ricolmandola dell’abbondanza di tutte le grazie celesti, tolte dal tesoro della divinità/…/immune da ogni macchia di peccato.
La verità della Donna, immune da ogni peccato, era già prevista nella storia dell’A.T. Isaia, secoli prima della nascita di Gesù così profetizza: “Ecco la Vergine che concepirà e darà alla luce un figlio, e gli porrà il nome d’Emmanuele”( Dio con noi). Puntuale la conferma di Luca dopo sette secoli:“ L’Angelo Gabriele fu inviato ad una… Vergine della città di Nazaret, promessa sposa ad un uomo di nome Giuseppe, chiamata Maria. L’Angelo le disse. Ave o piena di grazia,il Signore è con te/…/non temere, Maria, perché tu hai trovato grazia davanti a Dio. Ecco tu concepirai nel tuo seno e darai alla luce un figlio che chiamerai col nome di Gesù…che sarà chiamato figlio dell’Altissimo. Allora Maria disse all’Angelo: come potrà avvenire questo, se io non conosco uomo? E l’Angelo rispose/ niente è impossibile a Dio/…/”(1,5-26,33)
Da questa lettura scaturisce la disputa dottrinaria tra immaculisti e scettici che a partire dal XIII secolo si protrarrà per settecento anni. La disputa non fu mai tra cattolici ed eretici, ma tra francescani e domenicani da una parte e sostenitori della Scolastica dall’altra. Il confronto fu sempre contenuto senza mai debordare in offese o reciproche scomuniche. A dirimere la controversia fu il francescano Duns Scoto (di cui si celebra il VI centenario della sua professione religiosa). Scoto, fu allora determinante per il trionfo della dottrina dell’Immacolata Concezione.
Famose la tesi da lui ispirate e sostenute a Parigi presso la Sorbona dove esercitava il dottorato del magistero. Per conto della Santa Sede e alla presenza dei suoi delegati, egli con inconfondibili ragionamenti ebbe a confutare una per una tutte le 200 argomentazioni di alcuni teologi che sostenevano che Maria di Nazareth fosse anch’essa compromessa con il peccato originale. Il teologo Duns Scoto, con il volto e la parola illuminata dallo Spirito, fece brillare di tanta luce la Santità della Vergine preservata dal peccato prima della creazione del mondo, al punto che tutti i presenti cessarono ogni disputa per raccogliersi in una profonda meditazione. Perciò la Chiesa lo proclamò “ Cavaliere dell’Immacolata”, “Dottor Sottile”, “Verbi Incarnati”. La causa di beatificazione fu riconosciuta il 20 marzo 1993.
Il discepolo di Scoto, Mayroni, così riassumeva l’argomento del maestro: Dio ha potuto preservare Maria dal peccato: era conveniente che lo facesse, dunque lo fece.-Potuit, decuit, ergo decit.
Nel mio libro L’Uomo , il silenzio di Dio, i dolori della Vergine, della seconda edizione de “il Rosone di Foggia”, sulla base degli eventi storici dell’ottocento, ho desunto che la proclamazione del Dogma mariano di Pio IX, non è una forzatura magisteriale né una presunta imposizione venuta dalle gerarchie da far accettare ad una chiesa e ad un popolo il cui culto mariano si tramandava da secoli. Il controverso cammino per giungere al trionfo dell’Immacolata Concezione che svela il mistero dell’Incarnazione, è stato sì un percorso umano, che però ha avuto il definitivo sigillo di Dio. Vediamone il percorso.
La S.S Vergine con un volto splendente,vestita d’un manto azzurro con un velo bianco sul capo, apparve a Suor Caterina Labourè nella notte del 18 luglio 1830 presso la Cappella de Rue de Bac 140 di Parigi. Il dolce colloquio di due ore, svela che la Madonna preoccupata dalle precedenti mattanze del giacobinismo laicista della rivoluzione francese culminate con una danza di una prostituta nella cattedrale di Notre Dame e le guerre napoleoniche, affidò alla santa una missione di far coniare una Medaglia affinché le persone che la porteranno, riceveranno grandi doni. Lo straordinario evento avendo fatto il giro del mondo anche per il gran numero di grazie ottenute con la famosa medaglia miracolosa, non poteva non giungere agli orecchi del Pontefice.
Il fenomeno registrato pagina dopo pagina presso gli archivi della diocesi di Parigi impressionò la chiesa, perché la Vergine ebbe a suggerire anche la frase tuttora così riportata dalla Medaglia dei miracoli: “O Maria concepita senza peccato pregate per noi che a Te ricorriamo”. Nel 1854, il fenomeno stimolò il papa nella via intrapresa con il Dogma quale vero ed unico rimedio per la salvezza della Chiesa e della società dai mali che la sovrastano. Si noti come dopo quattro anni, mentre i lumi della sapienza illuministica si andavano spegnendo e mentre appare la nuova idolatria materialista ispirata da Marx (1848), ecco sempre in Francia, appare un nuovo grande segnale dal Cielo: La Vergine di Lourdes (1858).Una nuova clamorosa apparizione che prorompe nella storia dei popoli ad ammonire sugli errori del passato e per impedire lutti e idolatrie che di lì a poco invaderanno la terra. La piccola Bernadette Soubiruns, del tutto ignara, testimonia che la Donna spendente di luce si chiama “Immacolata”. Qui l’uomo, diventa davvero il figlio del soprannaturale alla scoperta della sua origine e del suo destino. A Lourdes la Ragione si coniuga con la Fede: le due ali della verità; qui c’è la prova del 9 dell’esistenza della Madre Celeste!

Bisceglie, nuovo successo del libro di Gilberto Regolo

Questo articolo è stato pubblicato dal'ufficio stampa della parrocchia Sant'antonio da Padova di Foggia il giorno dopo la presentazione del mio libro "L'uomo il silenzio di Dio i dolori della Vergine" presso la Rettoria di Sant'Agostino annessa al grande centro sanitario "Casa della divina provvidenza" Don Uva Bisceglie (BA).

A distanza di due anni dalla sua pubblicazione, il libro del nostro conterraneo Gilberto Regolo “L’Uomo, il silenzio di Dio, i dolori della Vergine, edizione “il Rosone ,” continua a mietere successi. Domenica 29 novembre u.s, presso la Rettoria di S. Agostino annessa al grande Centro sanitario “Casa della Divina Provvidenza” Don Uva di Bisceglie, nei locali della chiesa gremita di ogni ordine di posti, alla presenza di numerose autorità civili e religiose, è stata presentata l’Opera di Regolo., allietata da due brani mariani eseguiti dal Coro della Cappella.

Il Reggente Don Andrea Mastrototaro, convinto promotore di questa riuscita manifestazione di fede e cultura, ha introdotto i lavori porgendo il benvenuto agli ospiti espressamente invitati.

Padre Luigi Lauriola, parroco del Santuario S. Antonio di Foggia, dopo la presentazione del ricco curriculum del prof. Regolo formatosi alla scuola laica del “Terzo Ordine” del figlio di Bernardone, si è soffermato sullo spirito dell’opera ribadendo che il Saggio di Regolo non è un pio esercizio di devozione mariana, ma il risultato di un’attenta analisi storica, sociologica e politica dei drammatici eventi dei secoli precedenti che hanno inciso sull’attuale dilagante scristianizzazione. Le analisi e le ricerche condotte dall’autore circa i mali oscuri che affliggano i paesi europei vanno ricercati in alcuni negativi fenomeni del passato come, il giacobinismo laicista della rivoluzione francese e dal materialismo ateo. Il laicismo, l’immanentismo, il pragmatismo ed il relativismo etico, come scrive l’autore, sono oggi i più insidiosi e penetranti strumenti del processo di secolarizzazione in atto contro la fede, la famiglia,la società e le istituzioni.

E’ seguito un avvincente intervento dell’Autore che ha tracciato con una mirabile sintesi, la storia dell’uomo e dei popoli con la storia della salvezza. Dando un semplice sguardo alla cronologia degli eventi che si sono succeduti nel tempo (scismi, protestantesimo, rivoluzione francese, comunismo, nazismo, guerre mondiali, crisi della famiglia, terrorismo), i popoli hanno celebrato in ogni tempo i loro idoli a cui bisogna inchinarsi, piegandosi alle prepotenze, alle mode e al conformismo del momento. “La storia così guardata – ha rimarcato l’oratore-diventa un assoluto senza alcun rimando a Dio, quindi le aspirazioni dei popoli per giungere alla realizzazione di un regno di pace e di giustizia sembrano solo il traguardo di una tragica chimera. Eppure la storia si svolge sotto lo sguardo della Divina Provvidenza che riesce a scrivere dritto sulle righe storte degli uomini. I tanti interventi della Vergine di Sion nella storia umana rientrano quindi in quel piano di Dio che si svela attraverso la storia della Salvezza. L’amore della Beata Vergine con il suo diretto rapporto verso i suoi figli è un capitolo insostituibile nella storia del cristianesimo capace di coinvolgere tutto il genere umano. Puntuali i riferimenti dell’autore come le Apparizioni della Vergine di Sion, a Caterina Labourè del 1830, a Lourdes(1858) in risposta alla mattanza giacobina e alla fine di Napoleone(1815); a Fatima (1917) in coincidenza della rivoluzione bolscevica e le guerre mondiali e infine quella attuale di Medjiugorje (1981)con la caduta del regime di Tito.

Dopo alcune domande da parte del pubblico, la manifestazione si è conclusa tra applausi e ringraziamenti. Tra i vari consensi pervenuti, è stata data lettura del telegramma dell’on. Amoroso, vice sindaco della città di Bisceglie.

L’Ufficio Parrocchiale

(Ufficio Stampa)

Foggia li 30 nov. 2009


martedì 27 ottobre 2009

Gli anglicani tornano… penitenti sulle vie di S. Pietro

Mentre una cospicua parte del mondo va in rovina, tra terremoti, rave parti, droghe, balli, sballi, stupri, violenze, guerre, rancori e reati di ogni tipo; mentre parte del mondo mussulmano continua imperterrito nella sua sfrenata corsa verso il fondamentalismo terroristico; mentre il glorioso antico continente europeo continua la sua folle corsa verso il nichilismo collettivo; mentre gli italiani si dividono su tutto anche sul sapore della…pasta e fagioli, ecco una Lieta Novella: milioni di sudditi del Regno di S. Maestà britannica… tornano penitenti sulle vie di S. Pietro! “E’ l’inizio di una nuova era”-titolava il 20 ottobre u.s il quotidiano “The Daily Telegrafh. “ Una notizia storica, stupefacente; una decisione di “suprema audacia e generosità da parte di Benedetto XVI” che farà arrossire di vergogna gli atei devoti del babelico mondo politico italiano di ogni colore politico.
E’ la prima volta dalla Riforma protestante del XVI secolo che una comunità così ampia ha maturato il desiderio di tornare in comunione con il Pontefice Romano riconoscendolo come legittimo successore del pescatore della Galilea. La posta in gioco è altissima; trattasi di una comunità di 80 milioni di credenti sparsi in India. Africa, Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Australia che ebbe origini nel 1536 dopo la scomunica di Enrico VIII a causa del suo divorzio da Caterina d’Aragona per sposare Anna Bolena. Un ripensamento, un cammino a ritroso di quattro secoli, da quando i figli di Albione sull’onda del riformismo si staccarono dalla Chiesa Madre di Roma per ora farvi ritorno come nella parabola del Figliol prodigo. Una rivoluzione culturale destinata a cambiare la mentalità laicista figlia della mattanza della tanto decantata rivoluzione giacobina che da Rousseau a Lutero, da Heghel a Marx e Hitler ha fatto da battistrada a tutta una serie di perversa ingegneria sociale. Una sconfessione di una mentalità finora erroneamente dominante che ha sempre considerato i paesi anglosassoni all’avanguardia del progresso perché figli della Riforma, rispetto ad altri paesi incluso il nostro, figli della controriforma. La spaccatura nella chiesa anglicana si è accentuata dal 1988 per la crescente contrapposizione tra la corrente liberal chic ed i fautori della fedeltà alla tradizione evangelica. Uno scontro intorno al sacerdozio femminile, alla nomina del vescovi omosessuali e del riconoscimento delle nozze gay con una liturgia che vuol benedire le nozze tra persone dello stesso sesso. La notizia che ha fatto il giro del mondo, ha subito suscitato degli interrogativi. Come farà la Chiesa Romana ad accogliere preti sposati ? Il Papa come sarà accettato dagli anglicani? Interrogativi legittimi che il cammino ecumenico della chiesa si è posto fin dagli inizi con tutte le altre confessioni dei fratelli separati e che ha già raggiunto positivi risultati tra Benedetto XVI e il Patriarca Alessio II nel 2006. Benedetto XVI, nei prossimi giorni renderà nota una Costituzione apostolica, con la quale autorizzerà nuove strutture ecclesiali come gli “Ordinariati personali” finora non previsti dal diritto canonico per accogliere chierici e fedeli anglicani che desiderano entrare nella piena e visibile comunione con la Chiesa cattolica.
La notizia è stata anticipata recentemente dal Cardinal Levada, prefetto della congregazione della dottrina della fede, che ha illustrato alcuni contenuti dell’iniziativa. I chierici ed i vescovi ex anglicani anche sposati che desiderano abbracciare la fede cattolica, nella fedele obbedienza al papa, saranno canonicamente inquadrati sotto forma di “Ordinariati personali” con le singole conferenze episcopali locali simili agli ordinariati militari già esistenti. Una struttura che consente agli ex anglicani specie quelli operanti nel mondo di cultura anglosassone, di sottostare ad un proprio ordinario e non al vescovo della diocesi. Si tratta quindi di uno “status” d’indipendenza rispetto alla struttura diocesana simile alla Opus Dei per la quale esiste una speciale prelatura per cui i sacerdoti anglicani sposati potranno essere ordinati sacerdoti cattolici. I vescovi sposati potranno diventare solamente sacerdoti, mentre i seminaristi anglicani potranno portare a termine il loro percorso di formazione entrando nell’ordine sacro dopo attenta valutazione. Si sottolinea infine che la stessa liturgia anglicana potrà “conservare elementi dello specifico patrimonio spirituale e liturgico anglicano”. I preti anglicani sposati che entreranno a far parte della Chiesa Cattolica saranno equiparati ai sacerdoti cattolici di rito orientale. Nulla cambia per i sacerdoti di rito romano. La pratica del celibato non è “lex divina”, ma “lex ecclesiae”. Nella Chiesa Romana il celibato fu reso obbligatorio nel 386 e tale rimane, per meglio servire la chiesa e i fratelli. Non si può immaginare un S. Antonio o un Padre Pio sposati con i figli. A tutti però è dato di servire il corpo mistico di Cristo secondo i propri talenti, a cominciare dai laici ai quali la “Lumen Gentium” riconosce che in virtù del battesimo, ogni cristiano “ha il dono regale, profetico e sacerdotale”. Il Concilio Vaticano ha stabilito al servizio della chiesa ciascuno è convocato con i propri doni e carismi. Però, alcuni laici/che anche sposati sono chiamati, dopo particolari corsi di studi, a dare un apporto particolare come diaconi, Lettori, accoliti, ministri straordinari dell’eucaristia, docenti di religione. Ora si attendono notizie ufficiali e approfondimenti di Benedetto XVI. A nessuno può sfuggire che la storia italiana e quella europea ha una comune identità nata dall’incontro creativo tra la tradizione del mondo classico e il Vangelo. La Chiesa di Roma, malgrado indubbi errori del passato, ha sempre svolto un ruolo fondamentale per lo sviluppo dell’uomo e della civiltà. Tra i tanti eventi negativi che hanno influito sulla storia contemporanea emerge, senza dubbio, il grave fenomeno della scissione protestante che spaccando l’unità spirituale dell’Europa, ha dato seguito ad una profonda aridità del sentimento del sacro. L’onda anticattolica, indebolendo l’animo degli innocenti e dei puri di cuore, ha rafforzato l’Islam approdando nel cuore dell’Europa aprendo la strada ad un progressivo distacco dei popoli dalla rivelazione del Cristo morto e Risorto. A nessuno sfugge che si è caduti del becero secolarismo radicalmente incompatibile con la fede. Una gioventù ubriaca anzi drogata dall’esaltazione dei nuovi idoli è sotto gli occhi di tutti.
Il processo di secolarizzazione attentando all’unità della Fede, ha provocato il festival delle fratture, cioè la contrapposizione tra Vangelo e Chiesa, Cristo Storico e Cristo della fede, tra storia e dogma, tra autorità e libertinaggio, tra fede e ragione, verità e coscienza. Nel contesto dell’attuale crocevia dell’umanità, le presenze degli ultimi Pontefici romani da Paolo VI a Giovanni Paolo II e Benedetto XVI sono stati tra i più decisivi che hanno abbattuto i muri dell’odio (Berlino) e delle reciproche diffidenze con i fratelli separati aprendo la strada ad una nuova Pentecoste per far argine all’ateismo invadente e al materialismo scristianizzante.

giovedì 21 maggio 2009

Segno dei tempi, il Papa apre ufficialmente al web 2.0: nasce il portale “Pope2You"

Il 24 maggio, in occasione della giornata mondiale delle comunicazioni, aprirà ufficialmente i battenti Pope2You.net, il sito tramite il quale Benedetto XVI si metterà in contatto direttamente con tutto il popolo di Internet. Una svolta a dir poco storica. Il sito sarà in diverse lingue e userà tutti gli strumenti del web 2.0, da YouTube a Facebook. In questo video già caricato proprio su YouTube è Monsignor Celli a spiegare il progetto di Pope2You.net.

Guarda questo indirizzo:

http://www.pope2you.net/